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Biglietto con QR code

Il codice quadrato stampato sul titolo non contiene i dati della persona: è un riferimento univoco che il sistema sa riconoscere.

Un biglietto con QR code è un titolo identificato da un codice grafico che un lettore traduce in una sequenza di caratteri. Quella sequenza non racconta nulla di per sé: serve a ritrovare il titolo nell'archivio, dove stanno l'evento, la tariffa e lo stato. È per questo che fotografare il codice non permette di fabbricarne uno nuovo.

Che cosa c'è dentro il quadrato

Un codice QR ben fatto contiene un riferimento lungo e casuale. Non contiene il nome, l'indirizzo o l'importo pagato, che restano nell'archivio dell'organizzatore.

Questo protegge anche la riservatezza: un titolo perso per strada non rivela dati personali a chi lo raccoglie. Il codice va stampato con un margine bianco intorno, perché senza quello spazio molti lettori faticano a riconoscerne i bordi.

Che cosa succede se lo si copia

Una copia legge come l'originale, perché il codice è identico. La differenza la fa il sistema: al secondo tentativo il titolo risulta già utilizzato.

Per questo la sicurezza non sta nella carta speciale o nell'ologramma, ma nel fatto che tutte le postazioni condividono lo stesso stato in tempo reale. Per questo non ha senso investire in supporti costosi: la protezione sta nell'archivio condiviso, non nell'aspetto del pezzo di carta.

Come lo emettiamo noi

Da Passavo ogni titolo nasce con un proprio codice, diverso da tutti gli altri, anche quando due posti vengono comprati nello stesso ordine.

Il codice viene stampato abbastanza grande da restare leggibile su uno schermo poco luminoso o su un foglio piegato in quattro dentro una tasca. Quando la fotocamera non collabora, chi controlla cerca la persona per nome nell'elenco del giorno e la fa entrare da lì.

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Domande frequenti

Un codice fotografato funziona?

Si legge, ma vale un ingresso solo: chi arriva per secondo con la stessa immagine viene fermato.

Serve luce particolare per leggerlo?

No. Un telefono moderno legge anche al buio, purché lo schermo di chi lo mostra sia acceso a sufficienza.

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